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Monitorare l'attuazione tecnica
Monitorare i costi e verificare i sussidi
Valutare il progetto una volta eseguito

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Devastazione di alberi al Parco Ciani

Nelle scorse settimane tutti i quotidiani hanno ripreso la notizia del disboscamento indiscriminato di alberi secolari al Parco Ciani. Con la mancata approvazione del referendum per una manciata di voti si è dato avvio ai lavori per la realizzazione della nuova Foce del Cassarate. Questo progetto prevedeva l’abbattimento di alberi vicino al fiume e la distruzione dei vecchi argini per predisporre una scarpata discendente verso il fiume.

Inizialmente era stato assicurato che il sacrificio avrebbe riguardato dai tre ai tredici alberi secolari. Ben presto i cittadini di Lugano, e soprattutto gli amanti del Parco, si sono dovuti ricredere e resi conto dell'opposto. Praticamente tutta la vegetazione presente nella parte finale del Parco è distrutta.

Lo spettacolo di generale devastazione è impressionante e nel contempo desolante. Ovviamente le critiche non si sono fatte attendere e sono giunte vibrate anche da coloro i quali precedentemente sostenevano il progetto di rinaturazione della foce. Se i cittadini contrari al referendum avessero potuto osservare prima qualche foto dell'attuale Parco, ben difficilmente si sarebbero espressi a favore del nuovo progetto.

Ma ormai è troppo tardi e l’unica consolazione che rimane ai fautori del referendum è il consueto “noi ve l’avevamo detto”.

Roberto Badaracco

Capogruppo PLR CC Lugano e deputato in Gran Consiglio

 

Lo Spillo: attenti al "Filantropo Integrale"

Attenti al Filantropo Integrale

Pensando agli alberi del Parco Ciani, a quella paradossale battuta sugli alberi "morti bene", mi è venuto in mente quel personaggio che la genialità di Achille Campanile aveva introdotto nel romanzo "Ma che cos'è questo amore?" Mi riferisco al "Filantropo Integrale", colui che per evitare sofferenze altrui, poneva fine prematuramente alla vita degli infelici.

 

Questo personaggio si comportava così: se una famiglia si dibatteva in difficoltà finanziarie, lui per alleviarne le sofferenze, faceva recapitare una bella pentola di funghi trifolati, accompagnata da un bigliettino "Allegri! Il Filantropo Integrale pensa a voi!". Peccato che i funghi fossero avvelenati e che tutta la famiglia morisse mangiandoli. La filosofia del Filantropo Integrale è: ora sono felici, hanno smesso di soffrire...!

 

Noi lettori attenti, sapendolo, possiamo sviare il Filantropo Integrale, sempre attivo dietro le quinte, mostrandoci sempre felici e mai tristi.

 

Purtroppo invece gli alberi del Ciani non hanno ancora imparato a dissimulare.

 

Francesco Forti

 

Foto del taglio degli alberi al Parco Ciani

Qui la documentazione fotografica del taglio degli alberi nel Parco Ciani


Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Febbraio 2012 15:39)

 

«NUOVA FOCE», Intimidazioni respinte

L'intento dichiarato di un grup­po di consiglieri comunali che ha presentato un'«Interrogazio­ne scritta» sui lavori di rinatu­razione della foce, non va intesa come si vuol far credere a tutti i costi un desiderio per mettere in «cattiva luce» un progetto accettato in votazione popolare, né tan­to meno un «tiro al piccione».

Si tratta uni­camente di un atto dovuto verso i cittadi­ni che votando NO il 5 giugno, hanno espresso dubbi su questa trasformazione, che se ne dica, pur sempre «artificiale». Da parte di questi «denigratori», (così ci ha apostrofato un collega del legislativo in un' «opinione» apparsa venerdì), cor­re l'obbligo di ricordare che l'«ascia di guerra» è stata sepolta il giorno in cui la maggioranza dei votanti, (e non dei luga­nesi), con uno scarto di 106 schede, (4.780 contro 4.886), ha accettato il progetto.

In fase di realizzazione dei lavori è ingene­roso e irrispettoso far credere alla popo­lazione che dalla parte dei buoni trovano spazio solo i favorevoli al progetto e che la verità appartenga unicamente a chi ha sostenuto l'intervento. Affermare che si stanno abbattendo solo «alcuni alberi», mal si coniuga con le numerose segnala­zioni che indicano in un numero assai su­periore di alberi rasi al suolo. Anche cer­te dichiarazioni alibi sullo stato di salute di questi alberi servono a poco o nulla, poiché ai più nasce il sospetto che per in­fliggere una punizione ai referendisti, (gli interroganti sono le stesse persone), sono altri che hanno voluto riesumare l'«ascia di guerra» sepolta da tempo e dimentica­ta dai referendisti, per colpire, in nome della rinaturazione, quanto di più caro stia a cuore ai luganesi; decine d'alberi d'alto fusto.

D'altronde chi si è recato al Parco Ciani in questo gennaio, (sempre frequentatissimo nonostante il freddo), non può non aver sofferto osservando nel­la zona della foce, alberi che hanno im­piegato parecchi anni per diventare mae­stosi monumenti della natura trasforma­ti in legna da ardere. Una strage d'inno­centi in versione botanica, paradossale se si pensa che lo scopo principale del pro­getto era e rimane quello di riconsegnare l'area alla natura. Usando quindi un lin­guaggio intimidatorio, (denigratori cor­risponde a diffamatori o calunniatori!), ci si rimprovera d'aver chiesto lumi al Mu­nicipio per il tramite di un diritto sancito dalla legge, (l'Interrogazione). Se si con­sidera inoltre che abbiamo un dovere ci­vico verso chi ci ha attribuito la propria fiducia nel difendere le loro idee, è triste costatare, al di la della realizzazione del nuovo progetto foce, che chi si impegna a favore del benessere comune sia sgarba­tamente offeso.

Tutto ciò non può che nuo­cere alle istituzioni, alla politica e a chi si attiva a torto o a ragione a favore della comunità, divulgandone un'immagine poco consona di tutti gli attori coinvolti.
Peter Rossi, consigliere comunale PLR Lugano

 

Foce del Cassarate: parco dimezzato

Con riferimento alla lettera di Stefano Fraschina del 27 gennaio vorrei fare le se­guenti osservazioni. Secondo Fraschina la maggior parte degli alberi tagliati sarebbe in salute decisamente degradata. Come mai lo sono solo gli alberi del progetto di rinaturazione della foce e non quelli rima­nenti nell'altra metà del parco? La maggio­ranza dei luganesi - come sceglie di espri­mersi l'articolista - ha voluto questa «rina­turalizzazione». Tale maggioranza delle fir­me del referendum consisteva nel 51% contro il 49% contrarie. Quindi uno scar­to di un misero 2% delle firme del referen­dum, non «dei luganesi! Avevamo un par­co splendido, ora ne rimarrà meno della metà dove nel 2010 ha già fatto capolino, nascosto prima tra i libri della casettina del gruppo culturale dei giovani poi aperta­mente, un baretto di bibite e gelati che po­teva approfittare di sedie e tavolini aggiun­ti alle sdraio dell'anno prima! Questo spac­cio-bar mi fu detto non c'entra con il grup­po culturale dei giovani. La rinaturazione sarà senza dubbio bella, ma dozzinale e non caratteristica per la nostra città. La cit­tà poteva realizzare sulla sponda sinistra tutto quello che desiderava, così avevamo un parco-oasi sulla sponda destra e una zona, chiamiamola balneare-divertimen­to, sulla sponda sinistra. Inoltre, nelle cit­tà i fiumi sono generalmente incanalati da muri e le foci sono naturali come da noi. A progetto attuato, il parco rimarrebbe aper­to 24 ore su 24 e raggiungibile facilmente. E come la mettiamo con il problema irri­solto dei drogati? Considerando che il re­ferendum dava quel risultato praticamen­te pari di opinioni, a mio avviso sarebbe stato meglio desistere dal progetto, perché scontentare la metà dei referendisti non denota una buona gestione nell'interesse dei cittadini.
Ingrid Eismann,
Viganello

 

Che sarà delle piante alla foce del Cassarate?

Municipio
Città di Lugano
Palazzo Civico
6900 Lugano
Lugano, 18 gennaio 2012

Ultimo aggiornamento (Giovedì 19 Gennaio 2012 16:52)

 

Cassarate: nulla da segnalare, per ora


Come tutti i luganesi hanno visto ieri, giovedì 7 luglio, alle 17 sembrava già notte fonda ed un nubifragio con forte vento si è abbattuto sulla nostra città. Sono stati segnalati numerosi allagamenti in zona Maghetti e Pensilina Botta, tombini aperti dalla forza delle acque a Besso, una sessantina di richieste di intervento alla caserma dei Pompieri di Lugano. Leggiamo di un palo della luce divelto a Tesserete, piante cadute a Breganzona, Castagnola, Lugaggia, Bioggio (sull'autostrada) e Paradiso (zona capo San Martino), tombini saltati a Cureglia e Lugano (zona pensilina e stazione), sassi sulla carreggiata a Canobbio, fango sulla Crespera.

Fin qui quello che è successo ... ma vediamo cosa non è successo.

Tutto tranquillo, o quasi, sul fronte del nostro Cassarate, che da sonnacchioso corso d'acqua si trasforma in questi casi in un impetuoso torrente. La portata in luglio, lo scorso anno, era attorno ad 1 metro cubo al secondo mentre ieri ha sfiorato per poco tempo (ma rapidamente) i 50 m3/s.  Se la portata è aumentata di 50 volte, il livello altimetrico del fiume invece è aumentato (quasi istantaneamente) solo di un metro; l'ondata di piena è stata rapidamente smaltita grazie alla velocità delle acque del fiume, indotta dall'attuale conformazione degli argini (verticali da Molino Nuovo circa fino alla foce, Parco Ciani compreso).

Nessuna brutta notizia quindi ci è giunta dal Cassarate e nessun danno al Parco Ciani. Grazie agli argini secolari.

Non ci risulta che alcuna delle 40 piante che saranno abbattute sull'altare della rinaturazione, perché non in salute, abbiano ceduto alla forza del vento. Forse non sono così malate come si dice?

Francesco Forti

Istantanea del grafico presa il giorno 8 luglio, in mattinata. La linea blu indica la portata in m3/s e quella nera il livello del fiume.
Cliccando sull'immagine si accede alla situazione aggiornata e quindi tra qualche giorno il picco attuale sparirà. 
Potrà essere visto per un po', osservando i dati degli ultimi 40 giorni.

 

Cosa ci insegna il voto sulla Foce del Cassarate

l fiume Cassarate divide in due la Città, geograficamente e politicamente. La recente chiamata alle urne chiedeva ai cittadini di Lugano che tipo di "filosofia" desideravano nel punto più bello del Parco Ciani, quando il volubile fiume si tuffa nel lago. La filosofia del "nuovo": il municipio e il consiglio comunale avevano portato avanti un progetto di "rinaturazione", ossia l'abbattimento del muro centenario, per creare un ambiente lacustre simil naturale. Per i favorevoli inoltre l'antico stacco tra parco e fiume viene superato e il controllo idrico si attua secondo le più recenti direttive federali in materia.

Per i referendisti ha invece prevalso la filosofia "della tradizione". Perché cambiare ciò che piace e funziona da tempo immemorabile? Perché distruggere quel muro, che nella mente di molti è storico e garanzia di difesa del parco dalle bizze del fiume? Ebbene, sul tema i cittadini si sono divisi in due, 50.5% ha votato per il progetto, 49.5% contro. Un risultato tiratissimo, che forse dimostra come da ambo le parti ci fossero ragioni valide. Siccome però una parte doveva vincere, un centinaio di schede ha fatto prevalere il nuovo progetto.

Il nostro Comitato referendario si è riunito dopo il voto per analizzare i numeri. Una stranezza è balzata subito all'occhio: una partecipazione al voto assai bassa, solo 1/3 degli aventi diritto. Malgrado il tema avesse chiaramente scaldato gli animi, con dibattiti, serate pubbliche, articoli roventi sui giornali, non solo degli addetti ai lavori, ma di tutti i cittadini, che esprimevano in modo spontaneo la loro partecipazione alla prima o alla seconda "filosofia", alla fine - con o senza carbone - 2/3 sono rimasti a casa. Però comunque 10000 sono andati a votare e 5000 sono stati con noi.

Un risultato troppo tirato per chiudere bottega. Dopo tutto è stato stupendo riscoprire il nostro parco e trovare la voglia di lottare per difenderlo. Una energia positiva che non vuole esaurirsi. La nostra prima priorità sarà di cercare un dialogo con chi deve realizzare il progetto, affinché tenga nella massima considerazione le critiche emerse durante la campagna referendaria.

Secondariamente, nel medio e lungo periodo, vogliamo monitorare l'attuazione tecnica del progetto, monitorare i costi e verificare i sussidi e valutare il progetto una volta eseguito. Recenti abbattimenti di alberi di pregio e il cantiere per il sistema di raffreddamento del supercomputer dimostrano come non bisogna mai abbassare la guardia, anche quando a prima vista i progetti, come avere il computer più potente della Svizzera, sembrano intriganti.

Noi vogliamo mantenere viva la voce di tutti quei cittadini (e sono molti) che non si sono innamorati della "rinaturazione" della foce. Se lo meritano e hanno tutti i nostri ringraziamenti.

03.07.2011 L'editoriale dei lettori, il Caffé
 

A futura memoria

Immagini di oggi che potremmo non vedere domani
(foto panoramica, cliccare per osservare i dettagli)

Ultimo aggiornamento (Lunedì 04 Luglio 2011 15:25)

 

Comunicato Stampa del 20 giugno 2011

Comunicato Stampa

Comitato "Parco Ciani, giù le mani"

Il nostro comitato ha preso atto del risultato referendario. La cittadinanza che si è recata alle urne si è divisa sostanzialmente 50% a favore e 50% contraria e tecnicamente il risultato è stato favorevole per 106 schede.

Questo centinaio di schede rapportato ai quasi 10'000 votanti dimostra un chiaro equilibrio delle forze. Secondo le prime indicazioni emerse, anche i favorevoli al progetto hanno recepito queste proporzioni e condividono l'impostazione di affinare il progetto esecutivo tenendo conto dei suggerimenti e delle preoccupazioni emerse durante il dibattito referendario. Ad esempio sarà nostra premura interessarci per la massima fruibilità dello spazio precedentemente occupato della Rotonda Belvedere e per una realizzazione della passerella a livello di parco urbano.

In ogni modo il progetto si farà ed è quello che ha vinto il concorso e giunto al livello di progettazione di massima, approvato dal Consiglio Comunale prima e dai cittadini in ultima battuta.

Il comitato non vede esaurita la sua funzione e rimane costituito al fine di:

* Monitorare l'attuazione tecnica del progetto

* Monitorare i costi e verificare i sussidi

* Valutare il progetto una volta eseguito

A nostro giudizio i quasi 5'000 cittadini che non hanno sposato questo progetto, meritano di avere anche nei prossimi anni chi li rappresenta. Anche questa è democrazia.

Giordano Macchi, portavoce, 20 giugno 2011

 

E adesso raddoppiamo il Parco Ciani?

Sull'onda del sì al Progetto Foce, un'onda di soli 106 voti in più, il PPD rilancia affermando che vuole riprende­re una mozione sul raddoppio del Cia­ni volto a creare un parco che da Piaz­za Indipendenza si estenda sino alla Lanchetta. Sarebbe, secondo il PPD cittadino, «un ulteriore tassello per rendere più bella la nostra Città» (cfr. «laRegione», 8 giugno 2011).

Il tempo è galantuomo. Sono stato cri­ticato pubblicamente proprio da parte di esponenti del PPD di aver citato i due progetti dell'architetto Rino Tami, che proprio in quello del 1969, su mandato del Municipio di Lugano, proponeva un progetto globale che giungeva sino alla Lanchetta. La storia non va messa in un cassetto! Beninteso, citare dati e pro­getti storici non significa riproporli nel­la stessa modalità, ma considerarli per raggiungere risultati qualitativamente fondati. E la storia è uno dei nostri fon­damenti.

Il PLR, nel suo patto interno (approva­to il 10 maggio scorso dalla sua Diretti­va), ha posto come obiettivi anche quel­lo della «valorizzazione e incremento degli spazi pubblici e delle aree verdi». E il PLR promuove e promuoverà pro­getti con queste finalità con tutti quelli che ci staranno. Allo stesso modo, nel patto citato, si propone la «promozione del patrimonio storico-architettonico». Nel caso della foce molti aderenti al PLR hanno coerentemente sostenuto la ne­cessità di cercare soluzioni che non con­traddicessero i due asserti. È una que­stione di metodo. I progetti devono es­sere fondati su un rigore e su delle ra­gioni che non corrispondono a quello di chi continua a riflettere di pancia: ov­vero basandosi su un concetto assoluta­mente soggettivo e relativo di piacere estetico.

L'idea di uno spazio pubblico con al cen­tro il Ciani ampliato ha una sua storia e può avere un suo futuro. Ma il meto­do non può e non deve essere quello che per una questione di gusto attuale eli­mini semplicemente i vincoli; condizio­ni naturali e culturali e anche i rappor­ti stabiliti fra pubblico e privato sono impegni. I vincoli vanno trasformati in pregi piuttosto che eliminati. E se van­no soppressi, le ragioni devono essere forti, ben comunicate e soprattutto am­piamente condivise.

In ogni attività di progettazione seria si parte dallo stato dell'arte mettendo a confronto buone pratiche di casi analo­ghi, considerando quanto sviluppato di valido nel passato, svolgendo una ana­lisi approfondita della situazione da mo­dificare. Non è compito delle autorità politiche svolgere queste analisi ma lo­ro dovere è quello di esigere che venga­no effettuate.
Le commissioni di valutazione sono im­portanti, ma a seconda da chi sono com­poste hanno criteri di giudizio molto di­versi; i professionisti che partecipano al concorso non sempre hanno il tempo di effettuare le analisi preliminari ad un livello di approfondimento accademico, anche per una questione di costi.

Il Ticino si è giustamente dotato di una Accademia di architettura e di una SUP­SI (penso qui in particolare al Diparti­mento ambiente, costruzioni e design). La via migliore, su progetti importanti e sensibili che toccano situazioni com­plesse a livello storico ed identitario, è quella di proporre agli istituti universi­tari citati (perché no in modo interdi­sciplinare), che in sé sono più distanti da dispute ed interessi politici partico­lari che troppo spesso influenzano la progettazione, di istituire degli atelier (o diplomi o quant'altro), intesi come con­corsi di idee su quei progetti. Non di cer­to per rubare lavoro ai professionisti sul territorio, ma per porre basi solide al fi­ne di preparare e indirizzare i concorsi, stabilire i criteri di valutazione e poter fornire le condizioni necessarie per ela­borare progetti di grande qualità. Il no­stro territorio merita tutto ciò.

Michele Amadò
membro dell'Ufficio presidenziale della sezione di Lugano del PLR

Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Giugno 2011 07:27)

 

Il lavoro continua per il parco Ciani

Calcisticamente parlando, abbiamo per­so ai calci di rigore una partita ben gioca­ta. Passata una settimana, dove abbiamo avuto i rimpianti del tipo «peccato per quella punizione tirata male», «che fallac­cio abbiamo subito, ma dov'è l'arbitro?», il comitato «Parco Ciani giù le mani» è giun­to alla conclusione che il suo lavoro non è finito.

Con la massima sportività incassia­mo il risultato, ma se un cittadino su due ha votato contro il progetto di rinaturazio­ne, quasi 5.000 persone, noi non le lasce­remo da sole e inascoltate. La verità è che un progetto che è stato venduto come un cambio di paradigma per la Città, che ha stravinto in Consiglio comunale, che è sta­to presentato con rendering e acquarelli come il nuovo posto più bucolico del mon­do, alla fine non ha convinto molto. Evi­dentemente per la metà dei cittadini che hanno votato, i temi della salvaguardia del parco urbano, dei valori della tradizione, dei costi e di determinati aspetti della si­curezza sono importanti.

Nelle prossime settimane, il nostro comitato si riunirà e deciderà con quali strategie continuare a dare voce a queste sensibilità. Noi abbia­mo combattuto per le nostre idee, con gli strumenti che la nostra democrazia garan­tisce. A volte, scorrettamente, ci siamo pre­si anche degli insulti: i nostri argomenti tacciati di «menzogne», di «catastrofismo».

Non ci lasciamo scoraggiare dalle afferma­zioni di chi ha interessi economici diretti nel progetto o dalla retorica roboante. Ab­biamo avuto una brillante raccolta di fir­me, raccolte nel gelo dei mesi invernali. Abbiamo avuto simpatizzanti e sostenito­ri convinti.

Ringrazio tutti, ringraziamo chi ha votato per il referendum e non preoc­cupatevi: continueremo a difendere il no­stro Parco Ciani.

Giordano Macchi, Lugano coordinatore «Parco Ciani, giù le mani»

 

Comunicato PLR sull'esito del referendum sulla foce

LUGANO E’ SPACCATA IN DUE SUL PROGETTO DI RIQUALIFICA DELLA FOCE DEL CASSARATE

Il Municipio deve ora tenere conto della forte opposizione popolare

L’esito della votazione del referendum popolare, favorevole solo di stretta misura al progetto comunale di riqualifica della foce del Cassarate (con uno scarto di appena 106 voti su un totale di 9666 votanti), dimostra a posteriori la validità della linea seguita dal PLR di Lugano che, mediante il Gruppo in Consiglio Comunale e l’Ufficio Presidenziale, aveva chiesto già nel mese di ottobre 2010 al Municipio di ritirare il messaggio, per studiare una soluzione alternativa, maggiormente condivisa dalla popolazione.

Tale auspicio, ribadito pure durante la seduta del legislativo comunale dello scorso mese di dicembre, non ha trovato accoglienza da parte dell’Autorità cittadina.

Le “grandi manovre” politiche in Consiglio comunale avevano quindi indotto un comitato interpartitico a promuovere il referendum “Parco Ciani giù le mani: decida la popolazione”, per permettere all’elettorato luganese di esprimersi liberamente sulla necessità di proteggere/valorizzare il Parco Ciani, segnatamente la Rotonda del Belvedere, alla foce del Cassarate, molto apprezzata dai luganesi e dai turisti (che il progetto di riqualifica in realtà avrebbe sacrificato inutilmente).

Coerentemente con la linea politica adottata, la Direttiva del Partito decideva successivamente di sostenere in votazione popolare il referendum.

Al di là della preoccupante scarsa partecipazione alle urne (solo il 32% degli iscritti a catalogo è andata a votare), l’esito della votazione è comunque stato influenzato da una campagna aggressiva e unilaterale dei favorevoli al progetto (mediante diffusione su larghissima scala di fotomontaggi e disegni “idilliaci”, che alteravano la reale portata del progetto di riqualifica della foce).

Il tiratissimo risultato della votazione (solo il 50,55% favorevole) deve ora indurre il Municipio a seriamente considerare, durante la realizzazione della contestata trasformazione della foce del Cassarate, le opposizioni dei referendisti, segnatamente relative al mantenimento (in sostituzione della Rotonda del Belvedere) di un’adeguata area di sosta e di incontro per i cittadini e i turisti (e non solo di transito, come previsto dal progetto), nonché adottare le opportune misure di sicurezza per regolare sia l’accesso al lago (in un punto particolarmente pericoloso, alla confluenza del Cassarate), sia un uso “controllato” della passerella “maldiviana”, in travetti di legno sospesi dal suolo, insicura per anziani, mamme, bambine e diversamente abili.

Spetta così al Municipio trovare le adeguate misure per ricreare un clima di fiducia e condivisione da parte di tutti i cittadini, conformemente alle tradizioni di dialogo e di rispetto, tanto care ai luganesi.

Giorgio Grandini
Presidente PLR Lugano

Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Giugno 2011 16:22)

 

Commenti sulla stampa

Il progetto di riqualifica e riarginatu­ra del fiume Cassarate alla sua foce di Lu­gano si farà. Lo hanno ribadito ieri nel segreto dell'urna 4886 cittadini contro 4780, con una differenza di 106 schede pari all'1,1% dei voti. Bassa la partecipa­zione che ha toccato il 32,7% (ossia 9.748 cittadini su 29.851), mentre sono stati po­co meno di un centinaio gli indecisi, con­siderando le 68 schede bianche e le 14 nulle. Curioso poi il fatto che un paio di schede sono state depositate nell'urna a Bissone dov'era in corso la votazione sul­l'iniziativa per il lido.

Si conclude così un referendum soste­nuto da 4764 firme che ha scatenato un dibattito dai toni accesi, esteso anche al di là del progetto stesso e assolutamen­
te trasversale sia nella società civile che nelle forze politiche. Questo nonostan­te il Consiglio comunale avesse conces­so - con 33 favorevoli, 17 contrari, 3 aste­nuti - un credito di 5.936.000 franchi per realizzare un progetto che, come noto, era stato approvato anche da Confede­razione e Cantone che lo finanzieranno per il 40%.

Soddisfatto dell'esito della votazione il Comitato a favore che, in un comunica­to, ha ribadito che con la riqualifica del­la foce si compirà il decisivo passo in avanti nella valorizzazione complessiva di tutta l'area che dal Palazzo dei Con­gressi si estende fino al Lido. «Il proget­to vincitore ideato ed elaborato dal grup­po diretto dall'arch. Sophie Agata Am­
broise - si legge - ha oggi persuaso la maggioranza dei luganesi, dopo aver già convinto il Municipio, la giuria del con­corso, le autorità cantonali e federali che lo hanno premiato assegnandogli un im­portante sussidio. Il comitato che si è bat­tuto a favore del sì crede fermamente che anche coloro che hanno votato contro sapranno ben presto apprezzare i nuovi spazi che consentiranno a tutti di riavvi­cinarsi alla natura, al parco, al fiume». «Siamo soddisfatti, anche se la lotta è sta­ta molto serrata - aggiunge in proposito Roberto Ritter , consigliere comunale li­berale radicale - ed è chiaro che dire sì è molto più difficile perché significa accet­tare in tutti i suoi punti il progetto. Un'operazione che riteniamo innovati­va e coraggiosa e che ristabilisce un dia­logo diverso con il fiume».

Non nasconde invece la propria delusio­ne
Peter Rossi , consigliere del PLR e mem­bro del comitato contrario. «Il nostro prin­cipale obiettivo - dice - era far decidere al­la popolazione, la quale si è espressa a fa­vore del progetto seppur con una differen­za di 106 voti. Qualche cosa abbiamo ot­tenuto; il Municipio terrà sicuramente con­to di questi 4.780 cittadini contrari e dei lo­ro suggerimenti. Quel che invece è molto deludente è la bassa partecipazione al vo­to». Dal canto suo Giordano Macchi , con­sigliere PLR e contrario al progetto, riba­disce che «il risultato, se confrontato con la votazione in Consiglio comunale, dimo­stra che era necessario coinvolgere la cit­tadinanza». A suo parere il referendum ha in ogni caso avuto il pregio di spingere il Municipio a curare meglio certi dettagli del progetto e pertanto, pur perdendo, il Comitato referendario è convinto di aver raggiunto diversi obiettivi. Analizzando in dettaglio il voto, Macchi rileva infine che nel segreto dell'urna la maggior parte dei contrari al progetto è venuta dai quartie­ri di Viganello, Cassarate e Castagnola, quelli più vicini al fiume.

CdT 6.6.2011

 

I cittadini dicono SI' alla nuova foce, per 106 voti


Domenica 5 giugno 2011 i cittadini di Lugano sono stati chiamati a votare - oltre che per gli oggetti in votazione a livello cantonale - per il Referendum concernente il credito di costruzione di Fr. 5'936'000.-- per gli interventi di riqualifica dell'area alla Foce e arginatura del fiume Cassarate.


L'esito scaturito dalle urne è il seguente:

Iscritti a catalogo
Votanti
Schede non computabili
Schede computabili
SI
NO
29'851
9'748
Bianche 68
Nulle 14
9'666
4'886
4'780


Percentuale
Votanti 32.66 %
SI 50.55 %
NO 49.45 %

 


 

Un grazie a tutti i cittadini che hanno firmato il referendum e votato NO.

L'esito è stato "tirato" e testimonia le perplessità del comitato contrario alla presunta "rinaturazione".

La cittadinanza si è divisa e contiamo che il Municipio tenga conto delle nostre obiezioni e perplessità durante le future fasi esecutive, in particolare salvando la rotonda-belvedere come area di sosta, e non solo di passaggio.

 

R. Bergossi - Il parco Ciani, bene culturale da non snaturare  

Nell’ultima serata pubblica sul tema del progetto di “rinaturazione” del Cassarate è stato finalmente ribadito il valore culturale del parco. La municipale Giovanna Masoni Brenni avrebbe dato per accettato che il Parco Ciani è un patrimonio storico, come sostenuto dalle istanze cantonali preposte all’individuazione e alla protezione dei beni culturali. Le differenze di vedute sono invece sul tipo di tutela da applicare. Secondo la municipale è possibile attuare interventi di “valorizzazione dinamica” e in questo senso andrebbe il progetto in questione (e in votazione). Lasciamo per il momento da parte la discussione sulla proposta di “rinaturazione”, se questa sia o non sia una valorizzazione, e concentriamoci sul tema principale.

Se il parco è un bene culturale correttamente gli uffici cantonali competenti in materia ne hanno chiesto l’intangibilità e hanno contrastato il progetto. Non si possono e non si devono attuare interventi che porterebbero ad alterare un bene culturale, e a dirlo non siamo noi, ma la prassi universalmente accettata in materia, recepita anche dalla nostra legge cantonale. Nel caso di questo parco, oltre all’ordinaria manutenzione di cespugli e manti erbosi, alla sostituzione delle piante annuali e alla riparazione delle sculture che subiscono atti vandalici, è possibile pensare per esempio a rimpiazzare le piante ad alto fusto che vengono meno per cause naturali o per incidenti, riparare i muretti, le cancellate, rifare le pavimentazioni dei vialetti, sostituire le panchine e i giochi per i bambini usurati, sostituire i servizi igienici come è stato fatto, ma l’elenco finisce qui.

Leggi tutto...

 

R. Badaracco - Foce: cittadini, attenti alle contraffazioni!

Fra alcuni giorni si conoscerà l’esito del referendum indetto contro lo snaturamento della foce del Cassarate e l’ennesimo tentativo di deturpare l’essenza del Parco Ciani, sottraendone preziosa superficie.

Incalzati da circa 6’000 firme raccolte, e quasi 5’000 vidimate, i favorevoli al progetto hanno messo in atto tutto quanto era in loro potere per modificare il prevedibile esito della consultazione.

Tutto è lecito mediante strumenti appropriati, sia chiaro. Meno se si scivola sulla classica buccia di banana.

I fatti: per vendere meglio il loro “prodotto”, ovvero il progetto, nelle ultime settimane sono iniziate a circolare in massa cartoline riportanti acquarelli con immagini della foce “à la carte” e fotomontaggi del Belvedere costruiti ad arte, uno dei quali appare anche nell’opuscolo informativo del Municipio con il materiale di voto.

A nostro parere questo è grave se tali contraffazioni non corrispondono ai progetti originali e ai piani esibiti ai Consiglieri comunali prima del voto.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Giugno 2011 13:24)

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R. Molinari - Il bene del parco

Sono falegname, e per me le piante sono un grande valore. Ho già visto coi miei occhi tagliare piante sane al Ciani, e ora, nel progetto della Foce, si prevede di tagliarne molte. Già questo dato mi ha fatto scegliere di sostenere il referendum.

Un altro argomento importante è la totale contraddizione nell’azione del Municipio in questi anni. Abbiamo costruito due ponti (l’ultimo è il Fola) che si rialzano in caso delle pericolosissime piene del Cassarate, spendendo fior di milioni dei contribuenti, ed ora, nel progetto messo a referendum, si intende eliminare il margine di protezione sulla parte destra del fiume prima della Foce. Ma scherziamo? Allora erano soldi inutili quelli spesi per i ponti? Neppure per sogno: io ho visto cosa significa una piena nel Cassarate e le immagini su come è prevista la Foce dopo l’intervento,che circolano in queste settimane, dimostrano da sole che in caso di piena non resterebbe nulla del Parco, non più protetto.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Giugno 2011 13:52)

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G. Papa - Non toccate la foce

Questo contributo si propone di descrivere gli interventi che il progetto, se accolto, comporterebbe, indicando e descrivendo i luoghi che sarebbero manomessi. Mi sono cioè mentalmente collocato nella condizione del lettore, dal quale non si può pretendere una conoscenza minuziosa dei luoghi.

La domanda stampata sulla scheda della votazione comunale referendaria del 5 giugno è la seguente: Volete accettare la decisione del Consiglio comunale del 20.12.2010 concernente un credito di costruzione di Fr.

5.936.000 per interventi di riqualifica dell’area alla foce e arginatura del fiume Cassarate?

Vivamente vi esorto a scrivere sulla scheda un bel NO risoluto.

Si afferma che quel progetto si ispirerebbe ai concetti di un moderno assetto delle sponde di un corso d’acqua.

È un’affermazione gratuita, priva di ogni fondamento.

L’attuazione di quel progetto muterebbe innaturalmente l’ultimo tratto del Cassarate, sforbicerebbe il fianco sinistro del parco, sconvolgerebbe la gemma del golfo luganese: l’armoniosa rotonda-belvedere all’estremità meridionale del parco.

Ma vediamo i misfatti della gabellata riqualifica (che sarebbe invece una beffarda squalifica) e della sbandierata rinaturazione (a dire il vero un pesante snaturamento dell’alveo del Cassarate).

Ultimo aggiornamento (Martedì 31 Maggio 2011 12:25)

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E. Sopranzi - Quella passerella proprio non ci sta

Guardo perplessa la trovata che si pro­pone con la costruzione di passerelle so­praelevate in legno, al posto dei normali vialetti con il ghiaietto o i dadi di porfido.

Ma potete immaginare gli scivoloni che possono capitare a chi passeggerà, correrà o farà footing in un giorno di pioggia o so­lo con un tasso di umidità elevato? Un an­ziano, un bambino, uno sportivo, una mamma con carrozzina possono facilmen­te cadere, scivolando sul legno di queste strane passerelle sopraelevate.

Cadendo anche solo da 20 cm di altezza (o dai 70 cm come dai disegni) uno può facilmente rom­persi il femore, una caviglia, il bacino. Il le­gno può diventare davvero scivoloso. E con le moderne scarpe sportive di finta gom­ma, una persona non è così sicura come su un vialetto normale.

Non lasciamoci allet­tare dai bei piani illustrati, ma non pratici e non sicuri. E con le passerelle sopraele­vate sul terreno ci vorranno anche i corri­mani che sui piani non vedo e che coste­ranno ulteriori soldoni.

Sicurezza e non... costose fantasie!

Elena Sopranzi,
Pregassona

 

P. Rossi - Foce, ma il Municipo informa bene?

Grazie all'assi­duo impegno dei favorevoli e con­trari alla riquali­fica della Foce e l'arginatura del Cassarate, che te­stimonia l'interes­se del tema risve­gliato in buona parte dei lugane­si, sembra ormai che la maggior par­te degli abitanti abbia maturato la propria convinzione su come votare il prossimo 5 giugno. Questa percezione nasce soprattutto dalla buona parte­cipazione ai dibattiti pubblici e dalle centinaia di persone che giornalmen­te si documentano, visitando i diver­si siti.

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A. Vanini - Non si buttano 6 milioni così

Alcune considerazioni sul progetto di rinaturalizzazione della foce del Cassara­te le voglio esprimere dato che ho parte­cipato (uno dei 17 no) alla decisione in Consiglio comunale sul credito esorbitan­te ed inutile di 6 milioni di franchi. Sono convinto che il muro di protezione a ri­dosso del Cassarate non debba essere ri­mosso in quanto fa parte del parco Ciani sin dalla seconda metà del 1800. La sua demolizione non comporterebbe bene­fici tangibili al parco, bensì una diminu­zione dell'area disponibile, oltre all'au­mento del rischio di esondazione del «tor­rente» Cassarate.

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A. Giani - Un progetto deturpante da rispedire al mittente

Mi ero ripromesso di non più intervenire sul progetto della riqualifica e arginatura del fiume Cassarate certo che il Municipio di Lugano, in vista della votazione finale, presentasse alla cittadinanza un modellino del progetto di ciò che si intende realizzare e che era stato approvato dal Consiglio comunale.
Questo progetto è frutto di una strategia portata in avanti da alcuni anni dall'iniziativa «Acqua Viva», attraverso la quale sono stati e si stanno realizzando parecchi progetti per rendere accessibili in modo naturale le rive dei fiumi e dei laghi.

Ben vengano simili iniziative e speriamo soprattutto lungo il quai di Lugano, affinché finalmente tutta la città possa rivivere in modo naturale il suo lago con una riva naturale, come avviene in quasi tutte le città lacustri.
Ma questo sembra non possa essere attuato, perché si intacca il valore storico del lungolago di Lugano. Questo concetto di attuare dei processi naturali per creare nuove possibilità per l'uomo di godere la natura, valorizzandone tutte le premesse ecologiche possibili, non può essere applicato in un contesto storico paesaggistico quale quello del nostro parco cittadino.

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:36)

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M. Rossi - Foce: progetto troppo costoso, posto sbagliato

Rinaturare artificialmente la foce del Cassarate? Oppure tenere i soldi per rendere ancora più bello il Parco Ciani, sistemare la sponda sinistra del fiume (oggi ridotta a posteggio) e magari collegare le due punte (Belvedere del Parco e Circolo Velico) con un nuovo ponte pedonale, come aveva proposto oltre 40 anni Rino Tami? Grazie alle cinquemila firme del referendum contro il progetto di «riqualifica» della foce, il 5 giugno potremo scegliere.

È molto riduttivo discutere se il progetto Foce è «bello» o «brutto». La torre Eiffel è bella nei pressi del Trocadéro, ma sarebbe assurda sull'Île de la Cité, al posto della cattedrale di Notre Dame de Paris. La rinaturazione è bella dove c'è lo spazio, a destra e a sinistra, per lasciare che le acque modellino le rive e la vegetazione cresca spontanea, e i pesci e gli animali trovino il loro habitat naturale: è bella alla foce del Ticino (Bolle di Magadino, dove è stato tolto un argine artificiale), ma è assurda alla foce del Cassarate.

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:18)

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M. Kauz - La verità viene sempre a galla

Il 5 giugno i cittadini di Lugano saranno chiamati a votare sul referendum sulla riqualifica della Foce, progetto tanto discusso e non smetterà di creare dibattito. In Consiglio Comunale ci sono volute più di tre ore di discussione per votare un progetto di 6 milioni, oltretutto passato per pochi voti. Ci sarà pure un perché? E pensare che nella trattanda successiva c'era un Messaggio Municipale di quasi 26 milioni, che però è stato votato in soli 5 minuti... Senza tralasciare il fatto che tre capigruppo (Lega, PLR e PS), tutti con ampia esperienza politica, e vasta conoscenza del dossier, erano contrari al progetto. Anche qui ci sarà un perché?

Quel che ho vissuto in CC quella sera è stato davvero desolante, per non dire altro, e la verità viene sempre a galla.

Ultimo aggiornamento (Domenica 29 Maggio 2011 08:00)

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M. Amadò - Parco Ciani e foce: le ragioni del NO

La prima è di ca­rattere storico-cul­turale: dal 1927 la Villa Ciani è iscrit­ta nell'elenco dei beni culturali d'in­teresse cantonale, e il Cantone intende tutelare l'intero complesso di Villa Ciani del quale fan­no parte anche i muri perimetrali del parco compresi quelli prospicienti il fiu­me Cassarate. Il Parco Ciani è annove­rato come bene pubblico che caratteriz­za la Città di Lugano, riconosciuto ta­le dal Cantone dai confederati e all'este­ro, e di certo anche dai luganesi, visto l'alto numero di firme raccolte in breve tempo. Lugano ha sacrificato nel pas­sato molti dei suoi beni di valore stori­co: non è un motivo per farlo ancora. Il Parco stesso ha subito tale destino: questo ne sarebbe l'ultimo atto.

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:18)

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P. Rossi - La "coerenza" di Nano Bignasca

«Caro amico ti scrivo (…) così mi distraggo un po'»: questo è l'inizio di una canzone di Lucio Dalla che desidero dedicare al presidente a vita della Lega dei Ticinesi affinché abbia a riflettere su certe sue affermazioni. Ogni domenica, infatti, è lui, sul suo «Mattino», a distrarre gli altri, colpendo chiunque osi attribuire appalti ad imprese estere o conferire mandati e progetti a stranieri («spagnoli föö di ball» è l'ultimo slogan in ordine di tempo). Non le manda a dire nemmeno a chi occupa personale non indigeno, ai frontalieri, unici responsabili del togliere il pane di bocca ai giovani ticinesi e contro i quali occorre erigere muri alti 4 metri, agli asilanti, colpevoli di svuotare le nostre risorse finanziarie, ai «tagliàn» venditori di fumo, ai balivi di Berna, intimando «Achtung» a destra e a manca, ma in particolare alla radiotelevisione di Comano e al Casinò di Lugano, dichiarando continuamente che l'interesse del Ticino e dei ticinesi è salvaguardato unicamente dalla Lega, ma soprattutto, e ci stupisce, invitando chiunque a voler dare lavoro esclusivamente ai nostri giovani (per intenderci quelli dal passaporto rossocrociato).

L'altra mattina un nostro amico pettirosso, forse il medesimo che informa quotidianamente Via Monte Boglia, ci ha cinguettato (certamente non per sbaglio e peccato sia sfuggito di sicuro involontariamente al numero uno della Lega), che la progettista della riqualifica della Foce del Cassarate, che per adoperare parole sue si becca un onorario di 700 mila cocuzze, non sarebbe patrizia né di Robasacco e nemmeno di Muggio, e di sicuro non vota né a Lugano, né in Ticino, e manco nel resto della Svizzera!

Vuoi vedere che il presidentissimo è entrato a far parte del club di chi «predica bene ma razzola male»? Anche perché sempre l'amico pettirosso ci segnala che il patron della Lega faceva pure parte della giuria che ha attribuito questo mandato, e non possiamo credere che gli sia sfuggito questo particolare a lui tanto caro. Che ci sia qualche intrallazzo? Mah… È pur vero che l'appetito viene mangiando, ma attenzione che con l'età è sempre più difficile digerire e spara oggi, spara domani si corre poi il rischio di rimanere senza cartucce e farsi impallinare.

Peter Rossi,
Lugano consigliere comunale PLR

Corriere del Ticino del 19 maggio 2011, pag. 41

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:13)

 

T. Carloni - Lasciare il Cassarate com’è

Lasciare il Cassarate com’è di Tita Carloni, architetto

Circa un secolo fa, alle quattro del pomeriggio del 5 agosto 1896, le acque limacciose del torrente Cassarate giunsero fino in Piazza della Riforma e allagarono il CampoMarzio. In conseguenza di quell’evento furono costruiti i muraglioni di pietra che lo contengono dal Ponte di Cassarate fino alla foce. La storia si ripeté nel 1905 e si dovettero nuovamente rinforzare i muraglioni.

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:14)

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O. Galli - La foce del Cassarate

Era ora che una voce autorevole come quella dell’architetto Tita Carloni si pronunciasse con «Lasciare il Cassarate com’è» (vedi La RegioneTicino, 17 maggio, 2011). Parole chiare, sagge, illuminanti, le sue. Altro che cosmesi da fregola ecologista dell’ultima ora, condita da tanta retorica ma con argomenti di misera sostanza. Personalmente vorrei soltanto sapere quante di quelle persone che sostengono la “rinaturazione” (!) della foce del Cassarate abbiano mai preso in mano una vanga o un piccone. E un piccone, sia ben chiaro, non per demolire quel poco che di una città civile ancora ci rimane ma, semmai, per abbattere l’ipocrisia, l’arroganza e l’ingordigia di chi il calcestruzzo – pur di farci star zitti – ce lo farebbe, magari, anche mangiare.

ORIO GALLI, Caslano

GdP, 18.05.2011

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:16)

 

G. Ré - Foce del Cassarate: rispettiamo il Parco Ciani

Di Giancarlo Ré

Domenica 5 giugno i cittadini di Lugano saranno chiamati a pronunciarsi sul credito di 5,9 milioni di franchi che il Consiglio comunale ha votato con una debole maggioranza di 33 voti (il minimo è 31) per il progetto di riqualifica della foce del Cassarate. Il successivo referendum ha raccolto 5558 firme di cui 4764 valide (ne bastavano 3000).

Personalmente ho votato NO al credito e mi auguro che i cittadini di Lugano facciano altrettanto. Ritengo infatti che il progetto rappresenti un pericolo per l’integrità del Parco Ciani bene che, al di là delle appartenenze politiche, sta a cuore a tutti i luganesi.

Personalmente temo che la prevista eliminazione del muro d’argine, sulla lunghezza di 170 metri, permetterebbe alle acque del Cassarate, in caso di piena, di invadere buona parte del Parco Ciani. Le assicurazioni secondo cui cio’ non potrà capitare  si basano su parametri variabili, come l’intensità e la frequenza delle precipitazioni. Si sa che il Cassarate ha  un comportamento torrentizio che puo’ registrare importanti variazioni. Ricordo, ad esempio, che, 14/15 luglio 2001, la portata massima del fiume  ha raggiunto i 120 mc/sec (mentre la media mensile è di 3,3 mc/sec) Nel 2002 la portata mensile massima è stata, in gennaio, di 1,4 mc/sec mentre in maggio ha raggiunto i 95 mc/sec con un aumento di ben 67 volte. Il progetto conferma che l’eliminazione del muro, in caso di piena, permetterebbe al torrente di entrare nel parco. Si afferma infatti : “l’idoneità della sponda destra a sopportare ripetute esondazioni”.

Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:20)

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