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Ultimo aggiornamento (Lunedì 04 Luglio 2011 15:25)
Comunicato Stampa
Comitato "Parco Ciani, giù le mani"
Il nostro comitato ha preso atto del risultato referendario. La cittadinanza che si è recata alle urne si è divisa sostanzialmente 50% a favore e 50% contraria e tecnicamente il risultato è stato favorevole per 106 schede.
Questo centinaio di schede rapportato ai quasi 10'000 votanti dimostra un chiaro equilibrio delle forze. Secondo le prime indicazioni emerse, anche i favorevoli al progetto hanno recepito queste proporzioni e condividono l'impostazione di affinare il progetto esecutivo tenendo conto dei suggerimenti e delle preoccupazioni emerse durante il dibattito referendario. Ad esempio sarà nostra premura interessarci per la massima fruibilità dello spazio precedentemente occupato della Rotonda Belvedere e per una realizzazione della passerella a livello di parco urbano.
In ogni modo il progetto si farà ed è quello che ha vinto il concorso e giunto al livello di progettazione di massima, approvato dal Consiglio Comunale prima e dai cittadini in ultima battuta.
Il comitato non vede esaurita la sua funzione e rimane costituito al fine di:
* Monitorare l'attuazione tecnica del progetto
* Monitorare i costi e verificare i sussidi
* Valutare il progetto una volta eseguito
A nostro giudizio i quasi 5'000 cittadini che non hanno sposato questo progetto, meritano di avere anche nei prossimi anni chi li rappresenta. Anche questa è democrazia.
Giordano Macchi, portavoce, 20 giugno 2011
Sull'onda del sì al Progetto Foce, un'onda di soli 106 voti in più, il PPD rilancia affermando che vuole riprendere una mozione sul raddoppio del Ciani volto a creare un parco che da Piazza Indipendenza si estenda sino alla Lanchetta. Sarebbe, secondo il PPD cittadino, «un ulteriore tassello per rendere più bella la nostra Città» (cfr. «laRegione», 8 giugno 2011).
Il tempo è galantuomo. Sono stato criticato pubblicamente proprio da parte di esponenti del PPD di aver citato i due progetti dell'architetto Rino Tami, che proprio in quello del 1969, su mandato del Municipio di Lugano, proponeva un progetto globale che giungeva sino alla Lanchetta. La storia non va messa in un cassetto! Beninteso, citare dati e progetti storici non significa riproporli nella stessa modalità, ma considerarli per raggiungere risultati qualitativamente fondati. E la storia è uno dei nostri fondamenti.
Il PLR, nel suo patto interno (approvato il 10 maggio scorso dalla sua Direttiva), ha posto come obiettivi anche quello della «valorizzazione e incremento degli spazi pubblici e delle aree verdi». E il PLR promuove e promuoverà progetti con queste finalità con tutti quelli che ci staranno. Allo stesso modo, nel patto citato, si propone la «promozione del patrimonio storico-architettonico». Nel caso della foce molti aderenti al PLR hanno coerentemente sostenuto la necessità di cercare soluzioni che non contraddicessero i due asserti. È una questione di metodo. I progetti devono essere fondati su un rigore e su delle ragioni che non corrispondono a quello di chi continua a riflettere di pancia: ovvero basandosi su un concetto assolutamente soggettivo e relativo di piacere estetico.
L'idea di uno spazio pubblico con al centro il Ciani ampliato ha una sua storia e può avere un suo futuro. Ma il metodo non può e non deve essere quello che per una questione di gusto attuale elimini semplicemente i vincoli; condizioni naturali e culturali e anche i rapporti stabiliti fra pubblico e privato sono impegni. I vincoli vanno trasformati in pregi piuttosto che eliminati. E se vanno soppressi, le ragioni devono essere forti, ben comunicate e soprattutto ampiamente condivise.
In ogni attività di progettazione seria si parte dallo stato dell'arte mettendo a confronto buone pratiche di casi analoghi, considerando quanto sviluppato di valido nel passato, svolgendo una analisi approfondita della situazione da modificare. Non è compito delle autorità politiche svolgere queste analisi ma loro dovere è quello di esigere che vengano effettuate. Le commissioni di valutazione sono importanti, ma a seconda da chi sono composte hanno criteri di giudizio molto diversi; i professionisti che partecipano al concorso non sempre hanno il tempo di effettuare le analisi preliminari ad un livello di approfondimento accademico, anche per una questione di costi.
Il Ticino si è giustamente dotato di una Accademia di architettura e di una SUPSI (penso qui in particolare al Dipartimento ambiente, costruzioni e design). La via migliore, su progetti importanti e sensibili che toccano situazioni complesse a livello storico ed identitario, è quella di proporre agli istituti universitari citati (perché no in modo interdisciplinare), che in sé sono più distanti da dispute ed interessi politici particolari che troppo spesso influenzano la progettazione, di istituire degli atelier (o diplomi o quant'altro), intesi come concorsi di idee su quei progetti. Non di certo per rubare lavoro ai professionisti sul territorio, ma per porre basi solide al fine di preparare e indirizzare i concorsi, stabilire i criteri di valutazione e poter fornire le condizioni necessarie per elaborare progetti di grande qualità. Il nostro territorio merita tutto ciò.
Michele Amadò membro dell'Ufficio presidenziale della sezione di Lugano del PLR Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Giugno 2011 07:27)
Calcisticamente parlando, abbiamo perso ai calci di rigore una partita ben giocata. Passata una settimana, dove abbiamo avuto i rimpianti del tipo «peccato per quella punizione tirata male», «che fallaccio abbiamo subito, ma dov'è l'arbitro?», il comitato «Parco Ciani giù le mani» è giunto alla conclusione che il suo lavoro non è finito.
Con la massima sportività incassiamo il risultato, ma se un cittadino su due ha votato contro il progetto di rinaturazione, quasi 5.000 persone, noi non le lasceremo da sole e inascoltate. La verità è che un progetto che è stato venduto come un cambio di paradigma per la Città, che ha stravinto in Consiglio comunale, che è stato presentato con rendering e acquarelli come il nuovo posto più bucolico del mondo, alla fine non ha convinto molto. Evidentemente per la metà dei cittadini che hanno votato, i temi della salvaguardia del parco urbano, dei valori della tradizione, dei costi e di determinati aspetti della sicurezza sono importanti.
Nelle prossime settimane, il nostro comitato si riunirà e deciderà con quali strategie continuare a dare voce a queste sensibilità. Noi abbiamo combattuto per le nostre idee, con gli strumenti che la nostra democrazia garantisce. A volte, scorrettamente, ci siamo presi anche degli insulti: i nostri argomenti tacciati di «menzogne», di «catastrofismo».
Non ci lasciamo scoraggiare dalle affermazioni di chi ha interessi economici diretti nel progetto o dalla retorica roboante. Abbiamo avuto una brillante raccolta di firme, raccolte nel gelo dei mesi invernali. Abbiamo avuto simpatizzanti e sostenitori convinti.
Ringrazio tutti, ringraziamo chi ha votato per il referendum e non preoccupatevi: continueremo a difendere il nostro Parco Ciani.
Giordano Macchi, Lugano coordinatore «Parco Ciani, giù le mani»
LUGANO E’ SPACCATA IN DUE SUL PROGETTO DI RIQUALIFICA DELLA FOCE DEL CASSARATE
Il Municipio deve ora tenere conto della forte opposizione popolare
L’esito della votazione del referendum popolare, favorevole solo di stretta misura al progetto comunale di riqualifica della foce del Cassarate (con uno scarto di appena 106 voti su un totale di 9666 votanti), dimostra a posteriori la validità della linea seguita dal PLR di Lugano che, mediante il Gruppo in Consiglio Comunale e l’Ufficio Presidenziale, aveva chiesto già nel mese di ottobre 2010 al Municipio di ritirare il messaggio, per studiare una soluzione alternativa, maggiormente condivisa dalla popolazione.
Tale auspicio, ribadito pure durante la seduta del legislativo comunale dello scorso mese di dicembre, non ha trovato accoglienza da parte dell’Autorità cittadina.
Le “grandi manovre” politiche in Consiglio comunale avevano quindi indotto un comitato interpartitico a promuovere il referendum “Parco Ciani giù le mani: decida la popolazione”, per permettere all’elettorato luganese di esprimersi liberamente sulla necessità di proteggere/valorizzare il Parco Ciani, segnatamente la Rotonda del Belvedere, alla foce del Cassarate, molto apprezzata dai luganesi e dai turisti (che il progetto di riqualifica in realtà avrebbe sacrificato inutilmente).
Coerentemente con la linea politica adottata, la Direttiva del Partito decideva successivamente di sostenere in votazione popolare il referendum.
Al di là della preoccupante scarsa partecipazione alle urne (solo il 32% degli iscritti a catalogo è andata a votare), l’esito della votazione è comunque stato influenzato da una campagna aggressiva e unilaterale dei favorevoli al progetto (mediante diffusione su larghissima scala di fotomontaggi e disegni “idilliaci”, che alteravano la reale portata del progetto di riqualifica della foce).
Il tiratissimo risultato della votazione (solo il 50,55% favorevole) deve ora indurre il Municipio a seriamente considerare, durante la realizzazione della contestata trasformazione della foce del Cassarate, le opposizioni dei referendisti, segnatamente relative al mantenimento (in sostituzione della Rotonda del Belvedere) di un’adeguata area di sosta e di incontro per i cittadini e i turisti (e non solo di transito, come previsto dal progetto), nonché adottare le opportune misure di sicurezza per regolare sia l’accesso al lago (in un punto particolarmente pericoloso, alla confluenza del Cassarate), sia un uso “controllato” della passerella “maldiviana”, in travetti di legno sospesi dal suolo, insicura per anziani, mamme, bambine e diversamente abili.
Spetta così al Municipio trovare le adeguate misure per ricreare un clima di fiducia e condivisione da parte di tutti i cittadini, conformemente alle tradizioni di dialogo e di rispetto, tanto care ai luganesi.
Giorgio Grandini Presidente PLR Lugano
Ultimo aggiornamento (Venerdì 17 Giugno 2011 16:22)
Il progetto di riqualifica e riarginatura del fiume Cassarate alla sua foce di Lugano si farà. Lo hanno ribadito ieri nel segreto dell'urna 4886 cittadini contro 4780, con una differenza di 106 schede pari all'1,1% dei voti. Bassa la partecipazione che ha toccato il 32,7% (ossia 9.748 cittadini su 29.851), mentre sono stati poco meno di un centinaio gli indecisi, considerando le 68 schede bianche e le 14 nulle. Curioso poi il fatto che un paio di schede sono state depositate nell'urna a Bissone dov'era in corso la votazione sull'iniziativa per il lido.
Si conclude così un referendum sostenuto da 4764 firme che ha scatenato un dibattito dai toni accesi, esteso anche al di là del progetto stesso e assolutamente trasversale sia nella società civile che nelle forze politiche. Questo nonostante il Consiglio comunale avesse concesso - con 33 favorevoli, 17 contrari, 3 astenuti - un credito di 5.936.000 franchi per realizzare un progetto che, come noto, era stato approvato anche da Confederazione e Cantone che lo finanzieranno per il 40%.
Soddisfatto dell'esito della votazione il Comitato a favore che, in un comunicato, ha ribadito che con la riqualifica della foce si compirà il decisivo passo in avanti nella valorizzazione complessiva di tutta l'area che dal Palazzo dei Congressi si estende fino al Lido. «Il progetto vincitore ideato ed elaborato dal gruppo diretto dall'arch. Sophie Agata Ambroise - si legge - ha oggi persuaso la maggioranza dei luganesi, dopo aver già convinto il Municipio, la giuria del concorso, le autorità cantonali e federali che lo hanno premiato assegnandogli un importante sussidio. Il comitato che si è battuto a favore del sì crede fermamente che anche coloro che hanno votato contro sapranno ben presto apprezzare i nuovi spazi che consentiranno a tutti di riavvicinarsi alla natura, al parco, al fiume». «Siamo soddisfatti, anche se la lotta è stata molto serrata - aggiunge in proposito Roberto Ritter , consigliere comunale liberale radicale - ed è chiaro che dire sì è molto più difficile perché significa accettare in tutti i suoi punti il progetto. Un'operazione che riteniamo innovativa e coraggiosa e che ristabilisce un dialogo diverso con il fiume».
Non nasconde invece la propria delusione Peter Rossi , consigliere del PLR e membro del comitato contrario. «Il nostro principale obiettivo - dice - era far decidere alla popolazione, la quale si è espressa a favore del progetto seppur con una differenza di 106 voti. Qualche cosa abbiamo ottenuto; il Municipio terrà sicuramente conto di questi 4.780 cittadini contrari e dei loro suggerimenti. Quel che invece è molto deludente è la bassa partecipazione al voto». Dal canto suo Giordano Macchi , consigliere PLR e contrario al progetto, ribadisce che «il risultato, se confrontato con la votazione in Consiglio comunale, dimostra che era necessario coinvolgere la cittadinanza». A suo parere il referendum ha in ogni caso avuto il pregio di spingere il Municipio a curare meglio certi dettagli del progetto e pertanto, pur perdendo, il Comitato referendario è convinto di aver raggiunto diversi obiettivi. Analizzando in dettaglio il voto, Macchi rileva infine che nel segreto dell'urna la maggior parte dei contrari al progetto è venuta dai quartieri di Viganello, Cassarate e Castagnola, quelli più vicini al fiume.
CdT 6.6.2011
Domenica 5 giugno 2011 i cittadini di Lugano sono stati chiamati a votare - oltre che per gli oggetti in votazione a livello cantonale - per il Referendum concernente il credito di costruzione di Fr. 5'936'000.-- per gli interventi di riqualifica dell'area alla Foce e arginatura del fiume Cassarate.
L'esito scaturito dalle urne è il seguente:
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Iscritti a catalogo
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Votanti
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Schede non computabili
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Schede computabili
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SI
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NO
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29'851
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9'748
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Bianche 68 Nulle 14
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9'666
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4'886
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4'780
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Percentuale Votanti 32.66 % SI 50.55 % NO 49.45 %
Un grazie a tutti i cittadini che hanno firmato il referendum e votato NO.
L'esito è stato "tirato" e testimonia le perplessità del comitato contrario alla presunta "rinaturazione".
La cittadinanza si è divisa e contiamo che il Municipio tenga conto delle nostre obiezioni e perplessità durante le future fasi esecutive, in particolare salvando la rotonda-belvedere come area di sosta, e non solo di passaggio.
Nell’ultima serata pubblica sul tema del progetto di “rinaturazione” del Cassarate è stato finalmente ribadito il valore culturale del parco. La municipale Giovanna Masoni Brenni avrebbe dato per accettato che il Parco Ciani è un patrimonio storico, come sostenuto dalle istanze cantonali preposte all’individuazione e alla protezione dei beni culturali. Le differenze di vedute sono invece sul tipo di tutela da applicare. Secondo la municipale è possibile attuare interventi di “valorizzazione dinamica” e in questo senso andrebbe il progetto in questione (e in votazione). Lasciamo per il momento da parte la discussione sulla proposta di “rinaturazione”, se questa sia o non sia una valorizzazione, e concentriamoci sul tema principale.
Se il parco è un bene culturale correttamente gli uffici cantonali competenti in materia ne hanno chiesto l’intangibilità e hanno contrastato il progetto. Non si possono e non si devono attuare interventi che porterebbero ad alterare un bene culturale, e a dirlo non siamo noi, ma la prassi universalmente accettata in materia, recepita anche dalla nostra legge cantonale. Nel caso di questo parco, oltre all’ordinaria manutenzione di cespugli e manti erbosi, alla sostituzione delle piante annuali e alla riparazione delle sculture che subiscono atti vandalici, è possibile pensare per esempio a rimpiazzare le piante ad alto fusto che vengono meno per cause naturali o per incidenti, riparare i muretti, le cancellate, rifare le pavimentazioni dei vialetti, sostituire le panchine e i giochi per i bambini usurati, sostituire i servizi igienici come è stato fatto, ma l’elenco finisce qui.
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Fra alcuni giorni si conoscerà l’esito del referendum indetto contro lo snaturamento della foce del Cassarate e l’ennesimo tentativo di deturpare l’essenza del Parco Ciani, sottraendone preziosa superficie.
Incalzati da circa 6’000 firme raccolte, e quasi 5’000 vidimate, i favorevoli al progetto hanno messo in atto tutto quanto era in loro potere per modificare il prevedibile esito della consultazione.
Tutto è lecito mediante strumenti appropriati, sia chiaro. Meno se si scivola sulla classica buccia di banana.
I fatti: per vendere meglio il loro “prodotto”, ovvero il progetto, nelle ultime settimane sono iniziate a circolare in massa cartoline riportanti acquarelli con immagini della foce “à la carte” e fotomontaggi del Belvedere costruiti ad arte, uno dei quali appare anche nell’opuscolo informativo del Municipio con il materiale di voto.
A nostro parere questo è grave se tali contraffazioni non corrispondono ai progetti originali e ai piani esibiti ai Consiglieri comunali prima del voto.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Giugno 2011 13:24)
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Sono falegname, e per me le piante sono un grande valore. Ho già visto coi miei occhi tagliare piante sane al Ciani, e ora, nel progetto della Foce, si prevede di tagliarne molte. Già questo dato mi ha fatto scegliere di sostenere il referendum.
Un altro argomento importante è la totale contraddizione nell’azione del Municipio in questi anni. Abbiamo costruito due ponti (l’ultimo è il Fola) che si rialzano in caso delle pericolosissime piene del Cassarate, spendendo fior di milioni dei contribuenti, ed ora, nel progetto messo a referendum, si intende eliminare il margine di protezione sulla parte destra del fiume prima della Foce. Ma scherziamo? Allora erano soldi inutili quelli spesi per i ponti? Neppure per sogno: io ho visto cosa significa una piena nel Cassarate e le immagini su come è prevista la Foce dopo l’intervento,che circolano in queste settimane, dimostrano da sole che in caso di piena non resterebbe nulla del Parco, non più protetto.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 01 Giugno 2011 13:52)
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Questo contributo si propone di descrivere gli interventi che il progetto, se accolto, comporterebbe, indicando e descrivendo i luoghi che sarebbero manomessi. Mi sono cioè mentalmente collocato nella condizione del lettore, dal quale non si può pretendere una conoscenza minuziosa dei luoghi.
La domanda stampata sulla scheda della votazione comunale referendaria del 5 giugno è la seguente: Volete accettare la decisione del Consiglio comunale del 20.12.2010 concernente un credito di costruzione di Fr.
5.936.000 per interventi di riqualifica dell’area alla foce e arginatura del fiume Cassarate?
Vivamente vi esorto a scrivere sulla scheda un bel NO risoluto.
Si afferma che quel progetto si ispirerebbe ai concetti di un moderno assetto delle sponde di un corso d’acqua.
È un’affermazione gratuita, priva di ogni fondamento.
L’attuazione di quel progetto muterebbe innaturalmente l’ultimo tratto del Cassarate, sforbicerebbe il fianco sinistro del parco, sconvolgerebbe la gemma del golfo luganese: l’armoniosa rotonda-belvedere all’estremità meridionale del parco.
Ma vediamo i misfatti della gabellata riqualifica (che sarebbe invece una beffarda squalifica) e della sbandierata rinaturazione (a dire il vero un pesante snaturamento dell’alveo del Cassarate).
Ultimo aggiornamento (Martedì 31 Maggio 2011 12:25)
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Guardo perplessa la trovata che si propone con la costruzione di passerelle sopraelevate in legno, al posto dei normali vialetti con il ghiaietto o i dadi di porfido.
Ma potete immaginare gli scivoloni che possono capitare a chi passeggerà, correrà o farà footing in un giorno di pioggia o solo con un tasso di umidità elevato? Un anziano, un bambino, uno sportivo, una mamma con carrozzina possono facilmente cadere, scivolando sul legno di queste strane passerelle sopraelevate.
Cadendo anche solo da 20 cm di altezza (o dai 70 cm come dai disegni) uno può facilmente rompersi il femore, una caviglia, il bacino. Il legno può diventare davvero scivoloso. E con le moderne scarpe sportive di finta gomma, una persona non è così sicura come su un vialetto normale.
Non lasciamoci allettare dai bei piani illustrati, ma non pratici e non sicuri. E con le passerelle sopraelevate sul terreno ci vorranno anche i corrimani che sui piani non vedo e che costeranno ulteriori soldoni.
Sicurezza e non... costose fantasie! Elena Sopranzi, Pregassona
Grazie all'assiduo impegno dei favorevoli e contrari alla riqualifica della Foce e l'arginatura del Cassarate, che testimonia l'interesse del tema risvegliato in buona parte dei luganesi, sembra ormai che la maggior parte degli abitanti abbia maturato la propria convinzione su come votare il prossimo 5 giugno. Questa percezione nasce soprattutto dalla buona partecipazione ai dibattiti pubblici e dalle centinaia di persone che giornalmente si documentano, visitando i diversi siti.
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Alcune considerazioni sul progetto di rinaturalizzazione della foce del Cassarate le voglio esprimere dato che ho partecipato (uno dei 17 no) alla decisione in Consiglio comunale sul credito esorbitante ed inutile di 6 milioni di franchi. Sono convinto che il muro di protezione a ridosso del Cassarate non debba essere rimosso in quanto fa parte del parco Ciani sin dalla seconda metà del 1800. La sua demolizione non comporterebbe benefici tangibili al parco, bensì una diminuzione dell'area disponibile, oltre all'aumento del rischio di esondazione del «torrente» Cassarate.
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Mi ero ripromesso di non più intervenire sul progetto della riqualifica e arginatura del fiume Cassarate certo che il Municipio di Lugano, in vista della votazione finale, presentasse alla cittadinanza un modellino del progetto di ciò che si intende realizzare e che era stato approvato dal Consiglio comunale. Questo progetto è frutto di una strategia portata in avanti da alcuni anni dall'iniziativa «Acqua Viva», attraverso la quale sono stati e si stanno realizzando parecchi progetti per rendere accessibili in modo naturale le rive dei fiumi e dei laghi.
Ben vengano simili iniziative e speriamo soprattutto lungo il quai di Lugano, affinché finalmente tutta la città possa rivivere in modo naturale il suo lago con una riva naturale, come avviene in quasi tutte le città lacustri. Ma questo sembra non possa essere attuato, perché si intacca il valore storico del lungolago di Lugano. Questo concetto di attuare dei processi naturali per creare nuove possibilità per l'uomo di godere la natura, valorizzandone tutte le premesse ecologiche possibili, non può essere applicato in un contesto storico paesaggistico quale quello del nostro parco cittadino.
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:36)
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Rinaturare artificialmente la foce del Cassarate? Oppure tenere i soldi per rendere ancora più bello il Parco Ciani, sistemare la sponda sinistra del fiume (oggi ridotta a posteggio) e magari collegare le due punte (Belvedere del Parco e Circolo Velico) con un nuovo ponte pedonale, come aveva proposto oltre 40 anni Rino Tami? Grazie alle cinquemila firme del referendum contro il progetto di «riqualifica» della foce, il 5 giugno potremo scegliere.
È molto riduttivo discutere se il progetto Foce è «bello» o «brutto». La torre Eiffel è bella nei pressi del Trocadéro, ma sarebbe assurda sull'Île de la Cité, al posto della cattedrale di Notre Dame de Paris. La rinaturazione è bella dove c'è lo spazio, a destra e a sinistra, per lasciare che le acque modellino le rive e la vegetazione cresca spontanea, e i pesci e gli animali trovino il loro habitat naturale: è bella alla foce del Ticino (Bolle di Magadino, dove è stato tolto un argine artificiale), ma è assurda alla foce del Cassarate.
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:18)
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Il 5 giugno i cittadini di Lugano saranno chiamati a votare sul referendum sulla riqualifica della Foce, progetto tanto discusso e non smetterà di creare dibattito. In Consiglio Comunale ci sono volute più di tre ore di discussione per votare un progetto di 6 milioni, oltretutto passato per pochi voti. Ci sarà pure un perché? E pensare che nella trattanda successiva c'era un Messaggio Municipale di quasi 26 milioni, che però è stato votato in soli 5 minuti... Senza tralasciare il fatto che tre capigruppo (Lega, PLR e PS), tutti con ampia esperienza politica, e vasta conoscenza del dossier, erano contrari al progetto. Anche qui ci sarà un perché?
Quel che ho vissuto in CC quella sera è stato davvero desolante, per non dire altro, e la verità viene sempre a galla.
Ultimo aggiornamento (Domenica 29 Maggio 2011 08:00)
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La prima è di carattere storico-culturale: dal 1927 la Villa Ciani è iscritta nell'elenco dei beni culturali d'interesse cantonale, e il Cantone intende tutelare l'intero complesso di Villa Ciani del quale fanno parte anche i muri perimetrali del parco compresi quelli prospicienti il fiume Cassarate. Il Parco Ciani è annoverato come bene pubblico che caratterizza la Città di Lugano, riconosciuto tale dal Cantone dai confederati e all'estero, e di certo anche dai luganesi, visto l'alto numero di firme raccolte in breve tempo. Lugano ha sacrificato nel passato molti dei suoi beni di valore storico: non è un motivo per farlo ancora. Il Parco stesso ha subito tale destino: questo ne sarebbe l'ultimo atto.
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:18)
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«Caro amico ti scrivo (…) così mi distraggo un po'»: questo è l'inizio di una canzone di Lucio Dalla che desidero dedicare al presidente a vita della Lega dei Ticinesi affinché abbia a riflettere su certe sue affermazioni. Ogni domenica, infatti, è lui, sul suo «Mattino», a distrarre gli altri, colpendo chiunque osi attribuire appalti ad imprese estere o conferire mandati e progetti a stranieri («spagnoli föö di ball» è l'ultimo slogan in ordine di tempo). Non le manda a dire nemmeno a chi occupa personale non indigeno, ai frontalieri, unici responsabili del togliere il pane di bocca ai giovani ticinesi e contro i quali occorre erigere muri alti 4 metri, agli asilanti, colpevoli di svuotare le nostre risorse finanziarie, ai «tagliàn» venditori di fumo, ai balivi di Berna, intimando «Achtung» a destra e a manca, ma in particolare alla radiotelevisione di Comano e al Casinò di Lugano, dichiarando continuamente che l'interesse del Ticino e dei ticinesi è salvaguardato unicamente dalla Lega, ma soprattutto, e ci stupisce, invitando chiunque a voler dare lavoro esclusivamente ai nostri giovani (per intenderci quelli dal passaporto rossocrociato).
L'altra mattina un nostro amico pettirosso, forse il medesimo che informa quotidianamente Via Monte Boglia, ci ha cinguettato (certamente non per sbaglio e peccato sia sfuggito di sicuro involontariamente al numero uno della Lega), che la progettista della riqualifica della Foce del Cassarate, che per adoperare parole sue si becca un onorario di 700 mila cocuzze, non sarebbe patrizia né di Robasacco e nemmeno di Muggio, e di sicuro non vota né a Lugano, né in Ticino, e manco nel resto della Svizzera!
Vuoi vedere che il presidentissimo è entrato a far parte del club di chi «predica bene ma razzola male»? Anche perché sempre l'amico pettirosso ci segnala che il patron della Lega faceva pure parte della giuria che ha attribuito questo mandato, e non possiamo credere che gli sia sfuggito questo particolare a lui tanto caro. Che ci sia qualche intrallazzo? Mah… È pur vero che l'appetito viene mangiando, ma attenzione che con l'età è sempre più difficile digerire e spara oggi, spara domani si corre poi il rischio di rimanere senza cartucce e farsi impallinare.
Peter Rossi, Lugano consigliere comunale PLR
Corriere del Ticino del 19 maggio 2011, pag. 41 Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:13)
Lasciare il Cassarate com’è di Tita Carloni, architetto
Circa un secolo fa, alle quattro del pomeriggio del 5 agosto 1896, le acque limacciose del torrente Cassarate giunsero fino in Piazza della Riforma e allagarono il CampoMarzio. In conseguenza di quell’evento furono costruiti i muraglioni di pietra che lo contengono dal Ponte di Cassarate fino alla foce. La storia si ripeté nel 1905 e si dovettero nuovamente rinforzare i muraglioni.
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:14)
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Era ora che una voce autorevole come quella dell’architetto Tita Carloni si pronunciasse con «Lasciare il Cassarate com’è» (vedi La RegioneTicino, 17 maggio, 2011). Parole chiare, sagge, illuminanti, le sue. Altro che cosmesi da fregola ecologista dell’ultima ora, condita da tanta retorica ma con argomenti di misera sostanza. Personalmente vorrei soltanto sapere quante di quelle persone che sostengono la “rinaturazione” (!) della foce del Cassarate abbiano mai preso in mano una vanga o un piccone. E un piccone, sia ben chiaro, non per demolire quel poco che di una città civile ancora ci rimane ma, semmai, per abbattere l’ipocrisia, l’arroganza e l’ingordigia di chi il calcestruzzo – pur di farci star zitti – ce lo farebbe, magari, anche mangiare.
ORIO GALLI, Caslano
GdP, 18.05.2011 Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:16)
Di Giancarlo Ré
Domenica 5 giugno i cittadini di Lugano saranno chiamati a pronunciarsi sul credito di 5,9 milioni di franchi che il Consiglio comunale ha votato con una debole maggioranza di 33 voti (il minimo è 31) per il progetto di riqualifica della foce del Cassarate. Il successivo referendum ha raccolto 5558 firme di cui 4764 valide (ne bastavano 3000).
Personalmente ho votato NO al credito e mi auguro che i cittadini di Lugano facciano altrettanto. Ritengo infatti che il progetto rappresenti un pericolo per l’integrità del Parco Ciani bene che, al di là delle appartenenze politiche, sta a cuore a tutti i luganesi.
Personalmente temo che la prevista eliminazione del muro d’argine, sulla lunghezza di 170 metri, permetterebbe alle acque del Cassarate, in caso di piena, di invadere buona parte del Parco Ciani. Le assicurazioni secondo cui cio’ non potrà capitare si basano su parametri variabili, come l’intensità e la frequenza delle precipitazioni. Si sa che il Cassarate ha un comportamento torrentizio che puo’ registrare importanti variazioni. Ricordo, ad esempio, che, 14/15 luglio 2001, la portata massima del fiume ha raggiunto i 120 mc/sec (mentre la media mensile è di 3,3 mc/sec) Nel 2002 la portata mensile massima è stata, in gennaio, di 1,4 mc/sec mentre in maggio ha raggiunto i 95 mc/sec con un aumento di ben 67 volte. Il progetto conferma che l’eliminazione del muro, in caso di piena, permetterebbe al torrente di entrare nel parco. Si afferma infatti : “l’idoneità della sponda destra a sopportare ripetute esondazioni”.
Ultimo aggiornamento (Sabato 28 Maggio 2011 11:20)
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